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La ginnasta Tara Dragas non ammessa agli esami, pesa un 4 in educazione motoria: “Fa male, ho cercato di conciliare sport e scuola”

La ginnasta azzurra Tara Dragas, impegnata in questi giorni ai Campionati Europei, ha reso noto attraverso il proprio profilo Instagram di non essere stata ammessa agli esami di Stato al termine dell’anno scolastico.

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Maturità 2026, nuovo esame con numero minore di commissari ma compensi fermi ancora al 2007?

Maturità 2026, pubblicate le commissione con le nomine di Presidente e commissari, che completano la configurazione della Commissione. Accettare l’incarico e portarlo avanti con professionalità e dedizione fa parte degli obblighi contrattuali. Ad oggi però i compensi sono fermi al 2007.

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Google Maps: come ottimizzare la scheda per attirare clienti locali

Google Maps: come ottimizzare la scheda per attirare clienti locali

Perché la tua attività non appare su Google Maps?

(E come rimediare subito)

Se un potenziale cliente cerca il tuo servizio nella tua zona e non ti trova tra i primi tre risultati (il cosiddetto Local Pack), stai letteralmente regalando soldi alla concorrenza. Essere primi su Google Maps non è fortuna, è ottimizzazione.

Ecco 4 azioni concrete che puoi fare da oggi per migliorare la tua posizione.

1. Cura maniacale delle informazioni

Google premia la coerenza. Assicurati che il nome, l’indirizzo e il numero di telefono (NAP) siano identici su:

  • Scheda Google.

  • Sito web.

  • Pagine social.

  • Albi o elenchi di categoria.

    Se Google trova dati discordanti, perderà fiducia nell’esattezza della tua posizione e ti penalizzerà.

2. Le Recensioni non sono solo “stelle”

Molti pensano che basti avere tante recensioni. Sbagliato. Google legge il testo delle recensioni.

  • Il consiglio: Quando un cliente ti ringrazia, invitalo a scrivere un commento specifico. Invece di “Ottimo lavoro”, una recensione come “Ottima riparazione caldaia in tempi rapidi” aiuta Google a capire per quali parole chiave sei pertinente.

  • Fondamentale: Rispondi a tutte le recensioni, anche quelle negative. Dimostra che dietro la scheda c’è un professionista attento.

3. Pubblica come se fosse un social network

La tua scheda Google non è un elenco telefonico statico. Usa la funzione “Aggiornamenti” (i vecchi Post di Google):

  • Pubblica foto recenti della tua sede o del tuo lavoro.

  • Annuncia promozioni o novità.

  • Perché farlo? Mantenere la scheda “viva” segnala all’algoritmo che l’attività è attiva e gestita.

4. Il sito web fa la differenza

La scheda Google è collegata al tuo sito. Se il tuo sito è lento, non è ottimizzato per il mobile o non parla chiaramente di ciò che offri, la tua scheda su Maps ne risentirà. Il sito deve “parlare la stessa lingua” della tua scheda Google.


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L’intestino del tuo bambino parla al suo cervello: cosa c’entra con l’ADHD

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C’è una scoperta degli ultimi anni che continua a sorprendere anche i ricercatori: i bambini con ADHD hanno un microbiota intestinale diverso dai loro coetanei. Non di poco. In modo misurabile, replicabile e statisticamente significativo.

Uno studio pubblicato sull’European Child & Adolescent Psychiatry ha confrontato la composizione batterica intestinale di bambini con diagnosi di ADHD con quella di bambini senza diagnosi.

Risultato: nei bambini con ADHD si osserva una riduzione di Actinobacteria (4,89% contro 5,78%) e di Bifidobacterium (8,11% contro 9,87%), due famiglie di batteri direttamente coinvolte nel funzionamento del sistema nervoso centrale.

Tradotto: il problema non è solo nel cervello. O meglio, il cervello e l’intestino parlano continuamente tra loro attraverso quello che i ricercatori chiamano “asse intestino-cervello”, una rete che coinvolge il nervo vago, il sistema immunitario e una serie di molecole segnale. Modificare quello che un bambino mangia non è solo una questione di stomaco.

Perché il cibo non è neutro per un cervello con ADHD

Il cervello di un bambino con ADHD funziona in modo diverso soprattutto nella gestione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola attenzione, motivazione e controllo degli impulsi. La corteccia prefrontale (l’area che pianifica, frena gli impulsi, mantiene l’attenzione) matura con un ritardo di circa 2-3 anni rispetto ai coetanei senza diagnosi.

Diversi micronutrienti sono precursori diretti della dopamina: ferro, zinco, magnesio, omega-3. Quando mancano (e nei bambini con alimentazione selettiva, frequente nell’ADHD, mancano spesso) i sintomi possono aggravarsi. Non perché il cibo “causi” l’ADHD, ma perché alimenta o priva il sistema neurochimico delle risorse di cui ha bisogno per funzionare.

Lo studio che ha misurato la differenza

Nel 2021, Khoshbakht e colleghi hanno pubblicato su European Journal of Nutrition i risultati di un RCT (studio controllato randomizzato) su 80 bambini con diagnosi di ADHD. Metà gruppo ha seguito per diversi mesi la dieta DASH, un regime alimentare ricco di frutta, verdura, cereali integrali, legumi e proteine magre, con riduzione di sodio, zuccheri aggiunti e alimenti ultra-processati. L’altra metà ha mantenuto la propria alimentazione abituale.

I ricercatori hanno misurato i sintomi con la scala Conners, uno strumento standardizzato per valutare iperattività e attenzione. Il gruppo che ha seguito la dieta DASH ha ottenuto una riduzione del punteggio di 4,71 punti contro i 3,0 del gruppo di controllo, con differenza statisticamente significativa (p<0,05). Sono migliorati anche i punteggi SDQ, che misurano il comportamento complessivo.

Non è una guarigione. Ma è un miglioramento reale, prodotto da un cambiamento nel piatto. Un approfondimento completo su questi dati e su come applicarli concretamente è disponibile nell’articolo di Serenis sull’ADHD nei bambini e la dieta DASH.

Cosa significa in pratica per un genitore

La dieta DASH non è una dieta restrittiva. Non prevede l’eliminazione di interi gruppi alimentari né regole impossibili da seguire con un bambino a tavola. È, nella sostanza, una dieta mediterranea ben calibrata: più fibre, più micronutrienti, meno prodotti confezionati e bevande zuccherate.

I meccanismi attraverso cui agisce sono probabilmente multipli: riduce l’infiammazione sistemica, nutre il microbiota con fibre fermentabili, aumenta l’apporto dei precursori dei neurotrasmettitori. Non è magia. È biochimica.

Alcune indicazioni pratiche che derivano dalla ricerca:

  • Due-tre porzioni di pesce azzurro a settimana (sardine, sgombro, salmone selvatico) per gli omega-3

  • Colazione con proteine (uova, yogurt greco, legumi) invece dei cereali zuccherati, per stabilizzare glicemia e attenzione nelle ore di scuola

  • Riduzione dei coloranti artificiali (tartrazina E102, rosso allura E129), che alcune ricerche associano a comportamenti iperattivi aumentati nei bambini predisposti

  • Legumi, semi di zucca e cereali integrali come fonti di zinco e magnesio

Se vuoi costruire un piano alimentare personalizzato per un bambino con bisogni specifici, il servizio di nutrizione online di Serenis mette a disposizione nutrizionisti esperti, da casa, senza spostamenti.

L’alimentazione è un pezzo del quadro, non il quadro intero

Dirlo è importante: la ricerca non dice che basta cambiare l’alimentazione per gestire l’ADHD. Le linee guida europee raccomandano un approccio multimodale che comprende psicoeducazione, interventi comportamentali, parent training e, nei casi più severi, trattamento farmacologico. L’alimentazione si inserisce in questo quadro come una variabile concreta e modificabile, non come alternativa agli altri strumenti.

Ma per un genitore che cerca qualcosa di tangibile su cui lavorare oggi, sapere che la composizione del microbiota intestinale è diversa, che esistono studi randomizzati che misurano miglioramenti concreti e che il cibo non è neutro per il cervello del proprio figlio, è già un punto di partenza molto meno vago di “mangia sano”.

Dir. san: Dott. M. Szathvary (PD 11336)

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